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La memoria, strumento per tenere altissima la difesa della legalità e il contrasto alle mafie



Oggi le lancette segnano trentun'anni dalla strage di via D'Amelio.


Ma scandire gli anni trascorsi dall'uccisione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta diventa un esercizio di memoria vuoto se il tutto non viene riportato, costantemente, ogni anno, al presente.


La mafia stragista di allora, oggi ha assunto sembianze apparentemente più innocue.


Un fiume carsico che scorre e penetra ovunque, tra infiltrazioni e radicamenti.


Quest'anno l'impegno e il coraggio di Borsellino vanno ricondotti all'attualità di un dibattito delicato che sta ruotando attorno alla riforma della giustizia. Per dire che se riforma deve essere, questa deve rappresentare un passaggio di rafforzamento nella lotta permanente contro le mafie. Senza lasciare, neppure velatamente, alcuno spazio, alcuna fenditura attraverso la quale la criminalità organizzata si insinua e pervade.


La memoria di Paolo Borsellino, così come di Giovanni Falcone, che vollero una legislazione mirata al massimo contrasto alla mafia, non può essere inghiottita dal tempo che passa.


Deve essere materia viva per tenere altissima la difesa della legalità.

 
 
 

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