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11 giugno 2023

  • 10 giu 2023
  • Tempo di lettura: 2 min


Sono passati 39 anni da quando a Padova Enrico Berlinguer si spense.


Siamo davvero in un’altra epoca. È crollato il muro di Berlino, dopo il muro è crollata l’Urss, il mondo non è più diviso in due blocchi contrapposti, le ideologie non hanno più il peso che avevano un tempo e gli equilibri internazionali sono cambiati.


In Italia è finito un sistema politico, non ci sono più l’unità politica dei cattolici e la Dc, non c’è più il Psi, non c’è il Pci.


Eppure, anche se tutto è cambiato, anche se sarebbe improprio e inopportuno mettere in relazione le scelte politiche di oggi con quelle di allora, non è vano riflettere su Berlinguer, sulle sue idee, sulla fatica e le difficoltà della sua ricerca, sulle vicende di cui fu protagonista. Innanzitutto sull’ idea della politica che animava Berlinguer. Una politica animata da una forte tensione etica, che sapeva far coincidere responsabilità e onestà. Qualità che a Berlinguer gli italiani, anche coloro che non avevano le sue stesse convinzioni, riconoscevano.


C’è un passaggio molto bello di un suo discorso tenuto proprio a Venezia nel 1981 in cui Berlinguer richiama la necessità di ristabilire “una correttezza, una trasparenza e una chiarezza nella condotta dei partiti, del governo e degli organi dello Stato, che consenta a tutto il popolo italiano di comprendere quello che si dice, quello che si fa e perché lo si fa”.


Ecco, è passato tanto tempo, ma io credo che far comprendere “quello che si dice, quello che si fa e perché lo si fa”, davvero rappresenti la regola aurea che ogni donna e ogni uomo che sceglie la politica come impegno dovrebbe portare con sé e seguire sempre, in ogni momento.

 
 
 

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