Il nostro impegno, in un anno complesso
- Andrea Martella
- 18 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Questo nuovo anno si è aperto in modo difficile e carico di tensioni. Una delle poche buone notizie è quella che lunedì mattina è stata accolta dal suono a festa delle campane della chiesa di Sant’Antonio al Lido: la liberazione di Alberto Trentini, il giovane cooperante veneziano finalmente tornato libero dopo una lunga e ingiusta detenzione in Venezuela.
Proprio il Venezuela ci ricorda, però, quanto fragile resti oggi lo scenario globale, già profondamente scosso dalla guerra in Ucraina e dall’interminabile conflitto israelo-palestinese. La fine di una dittatura come quella di Maduro rappresenta un fatto che non può essere ignorato. Ma non si può accettare che il cambiamento avvenga fuori da qualsiasi cornice di legalità e cooperazione internazionale. Senza regole condivise, il rischio è che l’esito non sia la democrazia, ma il caos e la legge del più forte.
Intanto proprio in questi giorni, in Iran, ragazze e ragazzi continuano a sfidare con coraggio una dittatura teocratica repressiva e violenta, pagando un prezzo altissimo – ormai si tratta di migliaia di vittime – in termini di vite umane. A loro va la nostra piena solidarietà, perché la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali non può essere selettiva e dipendere dalla convenienza geopolitica del momento. Il cambiamento per cui il popolo iraniano si sta battendo non può essere imposto dall’esterno con nuove guerre: serve la politica, serve un concreto sostegno a livello europeo e internazionale.
È dentro questo scenario che va letto il ruolo degli Stati Uniti di Trump, diventati un fattore strutturale di destabilizzazione di quegli equilibri globali che per decenni avevamo dato per acquisiti. Il ritorno esplicito a logiche di potenza e la messa in discussione di territori e sovranità – come dimostrano le arroganti pretese sulla Groenlandia – segnalano una concezione dei rapporti internazionali che guarda al mondo come a una scacchiera da spartire, non come a uno spazio da governare insieme.
È qui che l’Unione europea è chiamata a una scelta di fondo. O reagisce, rafforzando integrazione, autonomia strategica e capacità politica comune, oppure accetta di essere marginalizzata, schiacciata tra interessi altrui.
E l’Italia, in tutto questo, che ruolo ha giocato e gioca? Purtroppo, nessuno. Il governo Meloni continua a oscillare tra subalternità, silenzi e propaganda. Non ha espresso una linea credibile sul piano internazionale e, allo stesso tempo, continua a mostrare un totale distacco dalla realtà sociale del Paese.
Le ultime uscite della Presidente del Consiglio lo hanno confermato: parole su parole, ma nessuna risposta concreta ai problemi degli italiani. La sanità resta fuori dal discorso pubblico, mentre milioni di persone rinunciano alle cure. La povertà è rimossa, come se non esistesse. Sul caro vita si arriva a negare l’evidenza, sostenendo che quando i numeri smentiscono la propaganda il problema non sono le politiche sbagliate, ma i dati stessi.
La Legge di Bilancio approvata a fine dicembre ha cristallizzato questo approccio. Ha confermato l’assenza di visione e di scelte strutturali: nessuna strategia industriale, nessun investimento serio su lavoro, sanità e scuola. Una manovra modesta e mediocre, che ha scaricato il peso dell’inerzia su famiglie, lavoratori e territori.
In Veneto, intanto, si è aperta una fase nuova. Le elezioni regionali hanno segnato un passaggio politico rilevante. Il Partito Democratico e la coalizione sono cresciuti in modo netto, tornando a rappresentare una forza credibile, radicata, capace di parlare a una parte ampia della società veneta. Quel voto ha dimostrato che il Veneto non è una terra immobile. Quando c’è una proposta seria, unitaria e concreta, lo spazio politico si apre.
Da questo punto di partenza svilupperemo, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, la nostra iniziativa, attraverso lavoro quotidiano, presenza nei territori e impegno per costruire un’alternativa sempre più concreta.
Il nuovo anno non sarà semplice. Ma è proprio nelle fasi difficili che si misura la responsabilità della politica. Noi continueremo a fare la nostra parte, con serietà e determinazione, insieme.



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