25 Aprile. Festa della Liberazione
- 24 apr 2024
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Il 25 aprile di settantanove anni fa l’Italia riconquistava la libertà perduta, cancellata per oltre un ventennio da una dittatura che tra le sue mille colpe portava su di sé quella di aver fatto sprofondare il Paese in una guerra tragica e disastrosa.
Questa data non è, non deve essere per noi, solo una celebrazione. Non per caso è la Festa della Liberazione, non semplicemente della libertà. Ad intendere che per gli antifascisti italiani, per i partigiani di ogni colore politico che a fianco degli Alleati animarono la Resistenza, la libertà andava voluta, perseguita, costruita in modo attivo.
La grandezza di quella pagina di Storia, nella quale affondano le radici la Costituzione repubblicana ed il sistema democratico nel quale tutti noi viviamo, comporta dei doveri e delle responsabilità, oggi e in futuro.
Il primo dovere è quello della memoria. Conoscere quel che accadde. Ricordare e tramandare. Senza mai cadere in generiche indistinzioni. Senza non solo mescolare, ma anche semplicemente appannare, i torti e le ragioni.
Perché le memorie non sono tutte uguali. Ma la Storia ha una sua verità. E la verità, che non potrà mai essere cambiata, è che una sola era la parte giusta. Quella di chi ebbe il coraggio e la moralità di prendere le armi in nome della libertà e della democrazia contro l’ideologia totalitaria e violenta del nazi-fascismo. Quella di chi si batteva per impedire che un ebreo finisse nel campo di sterminio di Auschwitz, non certo di chi collaborava attivamente per mandarcelo.
L’altro dovere, il compito che spetta alle istituzioni e a tutte le forze politiche – e sottolineo tutte – si può rintracciare, a ben vedere, in alcune parole pronunciate da una straordinaria donna politica che non a caso fu partigiana, giovanissima staffetta qui nel nostro Veneto, percorrendo in bicicletta più di cento chilometri al giorno tra Treviso, dove si trovava il comando della sua brigata, Castelfranco, dove abitava con la sua famiglia, e Bassano del Grappa, dove andava a scuola. Tina Anselmi fece la sua scelta, con il nome di battaglia “Gabriella”, a diciassette anni, di fronte alla terribile immagine dei trentuno partigiani rastrellati ed impiccati su un viale alberato proprio di Bassano, il 26 settembre del 1944.
“La nostra storia – queste le sue parole, piene di verità – ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile e deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, attraverso la responsabilità di tutto un popolo”.
Eccola, la responsabilità alla quale nessuno può sottrarsi, soprattutto se ricopre alte cariche istituzionali: riconoscere senza ambiguità, senza ritrosie, che la pianta della nostra democrazia può continuare a prosperare se cresce su un terreno fatto di valori comuni, primo fra tutti quello del nesso inscindibile tra antifascismo e Costituzione repubblicana.
Oggi deve essere un giorno di Festa per tutte le italiane e tutti gli italiani. Le polemiche politiche non devono trovare spazio. C’è però da auspicare chiarezza e rispetto della verità storica, questo sì. La vicenda dello scrittore Antonio Scurati e del suo intervento sul 25 aprile previsto sulla Rai e poi oggetto di una vera e propria censura è l’ennesima prova, molto grave, di come questa destra faccia ancora troppa fatica a compiere quel salto culturale tale da portarla a riconoscere non solo i guasti compiuti dal fascismo, ma anche il principio fondamentale che la nostra Repubblica è fondata sull’antifascismo. E che ogni forza politica, di ogni schieramento, non può che ritrovarsi pienamente, come avviene in altri grandi Paesi europei, all’interno di un perimetro antifascista.
Perché è solo rimanendo coerenti con i nostri valori fondanti che potremo costruire un futuro migliore. Per l’Italia e per la nostra Regione. Per tutte le cittadine e tutti i cittadini, italiani e veneti. Come seppe fare quella straordinaria generazione.



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