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8 marzo. Una Giornata di impegno attivo, oggi più che mai.

  • 8 mar 2025
  • Tempo di lettura: 3 min



É giusto, ed è importante, che date come l’8 marzo, in cui come oggi si celebra la Festa della donna, ma anche come il 25 aprile e il 2 giugno, o il 27 gennaio Giorno della Memoria, o il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, non diventino mai delle semplici ricorrenze. Quanto, piuttosto, dei momenti in cui ribadire la necessità di un impegno attivo per non disperdere i risultati raggiunti, le conquiste ottenute. Spesso con enorme fatica e a prezzo di grandi sacrifici.


Le voci più sagge e attente delle generazioni precedenti la nostra, che di tali conquiste sono state protagoniste, da sempre esortano a non abbassare la guardia, a non credere che tutto ciò di cui disponiamo in termini di libertà e democrazia, di benessere, di pace, di diritti, sia acquisito una volta per sempre.


Negli ultimi anni abbiamo capito quanto questo sia vero. La pandemia, il ritorno della guerra nel nostro continente per colpa delle mire imperialiste di Mosca sull’Ucraina libera e sovrana, la barbarie terroristica di Hamas e il criminale sterminio di Gaza voluto dal governo Netanyahu... tutto si è incaricato di darcene più volte conferma.


Da ultimo, ad alimentare un quadro che sembra davvero portarci verso una temibile e densa di incognite “tempesta perfetta”, queste prime settimane della nuova amministrazione americana, con le gravissime e sconcertanti prese di posizione di Donald Trump. Abbiamo detto, e dovremo tornare a dire, su come rispondere a questo drammatico cambio di fase. Come Unione europea, più che come singoli paesi. È l’esigenza assoluta che ribadiremo anche sabato prossimo, a Roma, nella grande manifestazione per l’Europa che risponde all’appello di Michele Serra su “la Repubblica”.


Siamo di fronte ad una vera e propria offensiva, inutile girarci attorno. Sotto attacco è il multilateralismo nelle relazioni internazionali, minacciato da chi vuole tornare a pericolosissime logiche ottocentesche di potenza, rispetto alle quali con grande lucidità e coraggio il Presidente Mattarella ha lanciato un preoccupatissimo allarme. Sotto attacco è il sistema di libero scambio, che si vuole smontare e sostituire con politiche protezionistiche e dazi che sarebbero un durissimo colpo alle nostre economie e alle nostre imprese, comprese le italiane e a cominciare da quelle venete.


Ma dobbiamo renderci conto che ad essere attaccato è tutto il sistema di valori su cui poggiano le nostre democrazie liberali: i diritti sociali e civili di cui in questi decenni hanno goduto le cittadine e i cittadini europei. A cominciare da quelli che “festeggiamo” – dobbiamo purtroppo metterla tra virgolette, oggi, questa parola – questo 8 marzo.


Di fronte al vero e proprio “tsunami” che la Casa Bianca ha scatenato sulla scena internazionale un elemento sembra passare in secondo piano, e invece non va dimenticato: Trump è intriso di cultura misogina e antifemminista, sta causando l’abbandono diffuso dell’agenda DEI (Diversità, Equità e Inclusione), ha dichiarato fin dal discorso di insediamento che l’unica distinzione di genere è quella maschio/femmina ed è a capo di un movimento, il MAGA, che contiene le peggiori pulsioni razziste, xenofobe e sessiste.


È una regressione culturale che rischia di portare indietro un paese che è sempre stato faro di libertà e di favorire ovunque arretramenti concreti sul fronte delle pari opportunità. Quando invece c’è ancora molto da fare, molto, per avanzare nella giusta direzione, quella opposta, promuovendo fino in fondo l’empowerment delle donne. Per inserire pienamente le donne nelle istituzioni, per la loro sicurezza di fronte ad ogni forma di discriminazione e di violenza, per la loro piena partecipazione nel mercato del lavoro. Perché per quanto riguarda il nostro Paese e la nostra Regione continuare a sprecare il loro talento e le loro capacità non è solo un’ingiustizia, non è solo un’offesa alla Costituzione: significa anche non valorizzare una risorsa indispensabile per la crescita economica e sociale.


Oggi sia una giornata di impegno, quindi. E il prossimo sabato, il 15 marzo, sia di mobilitazione. Per l’Europa della democrazia e dei diritti. Per i diritti delle donne.

 
 
 

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