Cambiare cultura, fermare i femminicidi
- 17 nov 2024
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Tra poco più di una settimana, il 25 novembre, si celebrerà la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E pochi giorni fa, lunedì scorso, è trascorso un anno esatto dal femminicidio di Giulia Cecchettin.
Il modo migliore per ricordare lei e tutte le ragazze, le donne, vittime della violenza maschile, è comprendere davvero che per estirpare le radici culturali e mentali che rendono questo fenomeno così drammaticamente vasto e diffuso serve una piena assunzione di responsabilità, individuale e collettiva, da parte degli uomini.
Cambiare spetta innanzitutto a noi uomini. È necessario contrastare, fino a quando non sarà abbattuta, quella cultura patriarcale che ha generato e genera pregiudizi, discriminazioni e violenza contro le donne. Intervenendo su diversi piani. Quello della formazione e della specializzazione degli operatori della giustizia, della sanità e dei servizi sociali, delle forze dell’ordine. Quello della comunicazione, dell’educazione, per far crescere una nuova cultura del rispetto della diversità di genere, a cominciare dai banchi di scuola.
Non è accettabile che l’Italia rimanga uno dei pochissimi Paesi dell’Unione europea dove l’educazione sessuale e affettiva non è obbligatoria nelle scuole. Un anno fa, nei giorni in cui sembrava impossibile parlare d’altro, il Ministro Valditara aveva garantito l’avvio di progetti scolastici in tal senso. Dopo di che, ha cancellato dalle linee guida sull’educazione civica la prevenzione della violenza di genere, come ha osservato criticamente anche il Consiglio superiore dell’istruzione.
Non è questa, la strada da percorrere. Tutti devono capire che spendere energie e risorse per prevenire la violenza sulle donne non è un costo, ma un investimento che produce benessere collettivo. E che ogni ambito e questione che ruota attorno al tema “parità di genere” e “pari opportunità” non riguarda solo le donne, ma l’insieme della nostra società.
Questi fondamentali concetti il Governo nazionale, pur essendo guidato da una premier donna, proprio non riesce a farli suoi. Ne è prova il fatto che in un anno gli impegni presi in Parlamento in questo campo non sono stati mantenuti e che si continua a non applicare la Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Così come lo dimostra l’assenza di efficaci misure in materia nella Legge di Bilancio in discussione in Parlamento.
È il Partito democratico ad aver presentato emendamenti per rifinanziare il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne e il Fondo per le pari opportunità, per intervenire adeguatamente sul piano della prevenzione e della formazione, per potenziare i Centri Antiviolenza, aumentare gli indennizzi alle vittime, incrementare il Fondo per gli orfani di femminicidio.
Ed è sempre il Pd a proporre il congedo parentale paritario a cinque mesi per madre e padre, per favorire oltre che l’ingresso, la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Alle donne va assicurato il lavoro, non solo perché il loro apporto è decisivo per la crescita del Paese, ma anche perché avere una buona occupazione significa spezzare la dipendenza economica e psicologica, significa realizzazione personale ed emancipazione.
Sarà questo, allora, uno dei nostri principali terreni di impegno nei prossimi mesi, attraverso un programma e proposte per favorire la parità di genere attraverso l’educazione al rispetto delle differenze, la promozione di politiche attive destinate alle donne, l’incentivazione del lavoro femminile – ad esempio con benefici economici e premialità alle imprese venete che dimostrino di attuare politiche retributive e aziendali paritarie – e la garanzia di servizi migliori per la genitorialità.
Anche così costruiremo un’alleanza larga e plurale, che saprà offrire un’alternativa concreta alle cittadine ed ai cittadini veneti e promuovere il cambiamento che serve.



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