Cambiare rotta, garantire il diritto alla salute
- 2 nov 2024
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Ad un mese dalla grande manifestazione regionale di Verona, alla quale abbiamo aderito con convinzione, per affermare l’intangibilità del diritto alla salute e la necessità di un radicale cambiamento di rotta, sia in Italia che in Veneto, sul piano delle politiche socio-sanitarie, la situazione non è certo migliorata.
Al contrario: dopo la presentazione da parte del Governo di una Legge di Bilancio che come le precedenti non ha visione, non sostiene la crescita, non dà risposte alle persone e alle famiglie, cresce la preoccupazione per le pesanti ricadute che i tagli in essa contenuti avranno sui bilanci regionali.
La previsione di 5 miliardi di euro in meno nel prossimo triennio per enti locali e regioni comporterà, purtroppo, nuovi e ulteriori ridimensionamenti per i servizi sociali e socio-sanitari. Il miliardo e trecento milioni di euro sbandierato dalla destra per il SSN è del tutto insufficiente a garantire nuove assunzioni, a sterilizzare gli effetti dell’inflazione e ad adeguare il rinnovo del contratto, per il quale è già stato annunciato lo sciopero generale del personale sanitario il prossimo 20 novembre.
È evidente che la svolta annunciata dal Ministro Schillaci quando gli erano stati promessi 3,5 miliardi, quella di un maxi-piano di assunzioni di 30 mila medici e infermieri in un triennio, è evaporata nel nulla. Ed è altrettanto evidente che nemmeno ci sono i fondi necessari ad affrontare il problema del personale in fuga dagli ospedali – oltre a turni massacranti e a condizioni di lavoro estremamente difficili, medici e infermieri vengono presi in giro con aumenti in busta paga rispettivamente di 17 e 7 euro netti in più al mese – o per ridurre le liste d’attesa infinite.
Sta di fatto che la dotazione di risorse del Fondo sanitario nazionale in rapporto al Pil scenderà al punto più basso da quindici anni a questa parte: 6,05%, un livello sempre più lontano da quello dei Paesi dell’area Ocse e tale da collocarci in fondo alla classifica europea.
Non è solo una statistica. È la realtà con cui devono fare i conti gli oltre 4 milioni di italiani costretti a rinunciare alle cure per mancanza di reti di servizio o per l’impossibilità di farvi fronte economicamente. È la realtà con cui si scontrano ogni giorno le cittadine e i cittadini veneti, che, mentre Zaia taglia nastri per salutare una nuova attrezzatura che dimostrerebbe l’eccellenza della Sanità regionale, non riescono ad accedere alle cure territoriali, non hanno più il medico di famiglia, si ritrovano in fondo a liste di attesa chilometriche, non trovano un posto nelle RSA e quando lo trovano si svenano per i costi delle rette, si scontrano con servizi per la salute mentale per giovani e adulti totalmente insufficienti.
A livello nazionale come anche regionale, la verità è che questa destra sembra avere un disegno preciso: smantellare la Sanità pubblica e spingere il pedale della privatizzazione.
Da tempo la Sanità veneta sta andando in questa direzione. Lo dimostra il fatto che al privato arrivano risorse pari al 14,1% del Fondo sanitario regionale. Lo dimostrano il progressivo abbandono dell’integrazione socio-sanitaria e l’impoverimento della medicina territoriale. E semmai ci fosse bisogno di altre prove, lo confermano scelte come quella della scorsa settimana, quando per gli stipendi del personale sanitario il Consiglio regionale ha votato un aumento triennale di 52 milioni, che rappresenta solo un piccolissimo e del tutto insufficiente passo avanti. Resta il dato oggettivo che cresce in maniera esponenziale, ed è tra le più alte in Italia, la spesa dei cittadini veneti per accedere alle cure.
Sono altre, allora, le strade da percorrere: incrementare in modo strutturale il Fondo sanitario nazionale e rafforzare la rete ospedaliera, territoriale e domiciliare, per garantire a tutti l’accesso alle cure, la continuità assistenziale, la prossimità delle strutture e dei servizi, anche nei territori periferici e per le persone fragili e vulnerabili. E ancora, un piano straordinario di assunzioni che contribuisca ad abbattere le liste d’attesa, insieme all’aumento degli stipendi dei nostri medici, che sono tra i meno pagati d’Europa.
Se la destra, di fronte a queste fondamentali esigenze, continua ad essere sorda, di certo il Pd Veneto resterà sempre in prima linea per difendere la Sanità pubblica e garantire il diritto alla salute di chi vive nella nostra regione.



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