DA VICENZA, GUARDIAMO AVANTI
- 10 giu 2023
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La splendida affermazione a Vicenza di Giacomo Possamai e della sua coalizione, oltre a premiare il profilo civico e solidale che il candidato del Pd ha saputo avere, ha messo in evidenza due principi.
Il primo è che per vincere servono persone radicate sul territorio e per questo credibili, come era già successo anche a Verona e Padova. Il secondo è che bisogna costruire alleanze plurali ampie, sulla base di programmi concreti, allargando la partecipazione e creando uno spazio di convergenza per forze politiche civiche, ambientaliste e più moderate e popolari.
Certo, la vittoria a Vicenza, l’unica in tutta Italia in una città capoluogo, non ci esime dal riflettere sul fatto che da Treviso in giù in altri Comuni le cose sono andate diversamente. Ma il fatto che spesso la sconfitta sia attribuibile anche alle divisioni tra i partiti dell’opposizione, a partire dal Terzo Polo, ci conferma che mai più in futuro l’area del centrosinistra dovrà presentarsi divisa.
Perché se guardiamo lo scenario globale, la fase non è assolutamente facile per le forze progressiste e riformiste. Soffia un forte vento di destra anche a livello europeo, da Helsinki ad Atene, fino a Madrid e a Barcellona. Fino all’Italia naturalmente, come queste elezioni hanno confermato.
Invertire la direzione non è cosa semplice e non potrà avvenire a breve. Ma è necessario mettere un punto e lavorare a un’agenda comune.
La destra che abbiamo di fronte è tenace e coriacea. Anche aggressiva nelle sue prese di posizione. Sta di fatto che la premier, in questa fase, riesce a governare i processi e a tenere a bada i suoi alleati, usando le nomine con astuzia ed esercitando il potere allo scopo di consolidarne di ulteriore.
Basti pensare, per restare solo ai fatti più recenti, alla vera e propria “occupazione” della Rai, o al tentativo di “normalizzazione” della Corte dei Conti, guarda caso avvenuta all’indomani dei rilievi mossi alla disastrosa gestione del PNRR da parte del Governo.
Proprio l’incapacità di portare a casa i progetti del PNRR, con il rischio di buttare a mare un’occasione irripetibile per l’Italia, è però uno degli esempi dei tanti talloni d’Achille che ha questa destra.
Insieme alle mancate risposte all’Italia che lavora, alle imprese e alle famiglie che fanno i salti mortali per arrivare alla fine del mese.
Inflazione, politica dei redditi, taglio degli istituti scolastici, liste d’attesa infinite e carenza dei medici di famiglia: sono tutte questioni che toccano la carne viva delle comunità e delle persone, tutti nodi che la destra non sa nemmeno come iniziare a sciogliere.
È dentro queste trincee, per combattere disuguaglianze e povertà, per spingere la crescita, che deve stare la nostra presenza politica e la capacità di fare proposte. Partendo proprio dai territori, come sta facendo il PD Veneto, impegnato a sostenere chi vive nel disagio e al tempo stesso a stringere rapporti più stretti con le forze economiche e sociali, i settori produttivi, le piccole e medie imprese, l’agricoltura, l’artigianato.
Non partiamo da zero. Il lavoro è iniziato e la situazione, come dimostra proprio Vicenza, si sta facendo più aperta di quanto si potesse credere. Su sanità, sicurezza sul lavoro, cambiamenti climatici e sostenibilità ambientale, abbiamo avviato campagne per parlare ai cittadini veneti. E nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la raccolta degli atti del nostro Seminario di Abano, con riflessioni e idee su questioni strategiche che interessano la nostra regione.
Riprendiamo da qui. Lavoriamo ad un “Manifesto per il Veneto 2025”, con precise azioni programmatiche per un Veneto più giusto, equo e sostenibile.
Se c’è un insegnamento che da queste elezioni possiamo trarre, è che il lavoro paziente e capillare paga. I cittadini questo vogliono e questo sono pronti a premiare: serietà, concretezza e responsabilità.
Andiamo avanti, insieme, su questa strada.



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