Dazi contro Italia e Veneto, Meloni e Zaia immobili
- 6 apr 2025
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Il 2 aprile, che il Presidente Trump ha definito il “Liberation day” degli Stati Uniti, rischiando di essere ricordato, in realtà, come il giorno dell'inizio della “più stupida guerra commerciale della Storia ”. A definirla così è stato il Wall Street Journal, e in effetti una guerra scatenata dal ritorno al protezionismo e dall'inasprimento dei dazi non può che essere “a somma negativa.
Tutti ne pagheranno i contraccolpi dal punto di vista della crescita economica e grandissimo è il rischio di cadere, a livello globale, nella tanto temuta “stagflazione”, recessione congiunta ad esplosione .
Di certo, tra i Paesi che subiranno le più pesanti conseguenze di queste sciagurate misure c'è proprio il nostro, e tra le regioni italiane che pagheranno il prezzo più alto c'è il Veneto , che da sempre fonda la sua economia su rapporti di interscambio e collaborazioni globali.
Dei circa 67 miliardi in esportazioni che gli Stati Uniti assorbono dal nostro Paese, oltre 7 arrivano dalla nostra regione, in particolare da settori strategici come macchinari, moda, occhialeria, oreficeria, alimentare, vinicolo. Parliamo di oltre 7.200 imprese venete che rischiano di essere messe in ginocchio. In gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e la sicurezza economica di intere comunità.
Eppure, nonostante le misure annunciate da Trump siano non solo “anti-europee”, ma anche e soprattutto “anti-italiane”, il Governo Meloni in tutte queste settimane invece di criticare le posizioni dell'Amministrazione americana e di difendere il nostro interesse nazionale, ha privilegiato l'appartenenza politica “sovranista” e ha scelto un equilibrismo che in realtà è stato soprattutto immobilismo .
Eppure, nonostante fossero chiari da subito i contraccolpi che subiranno le imprese, i lavoratori e le famiglie venete, il Presidente Zaia ha preferito restare in silenzio : ha taciuto persino quando il suo segretario, Salvini, è arrivato ad affermare, pur di compiacere Trump, che i dazi sarebbero stati “un'opportunità di crescita per le nostre aziende”. Si è accorto del pericolo, Zaia, solo il giorno prima dell'annuncio del Presidente americano, limitandosi però a denunciare il problema ea sollecitare l'intervento del Governo.
Governo che però continua ad essere del tutto imbelle , incapace di prendere una posizione chiara, con la Premier che solo ora, a danno ormai compiuto, parla di “misura sbagliata”, quando ancora la settimana scorsa, intervistata dal Financial Times , diceva di condividere le feroci critiche del Vicepresidente Vance all'Europa e di comprendere la politica economica trumpiana.
Di certo la coinvolgono meno i nostri imprenditori. Vengano Giorgia Meloni e Salvini, insieme a Zaia, a spiegare a un nostro imprenditore vinicolo quali fantastiche opportunità di crescita avranno con i dazi sul vino .
La verità è che in questa decisiva partita le collocazioni politiche non possono contare più degli interessi del Paese . E che non si può restare equidistanti, evitando di scegliere tra Europa e Stati Uniti. Perché noi non “stiamo” semplicemente in Europa. Noi “siamo” l'Europa .
Per questo il Governo deve non solo sostenere competitività e redditività del nostro settore manifatturiero e individuare nuovi possibili sbocchi al nostro export: deve evitare ogni tentazione di inadeguati e controproducenti accordi bilaterali e attivarsi, invece, per sostenere pienamente, di fronte alla politica americana dei dazi, quella che il Presidente Mattarella ha definito una “ risposta compatta, serena, determinata ” dell'Unione Europea .
Il mercato europeo è più grande di quello americano e l'Europa, se agirà unita, ha la possibilità di difendere le nostre imprese ei suoi lavoratori. È dall'Europa, solo dall'Europa, che come il Partito democratico ha sempre sostenuto, possono venire le risposte necessarie per difendere davvero gli interessi nazionali e quelli del Veneto.


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