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Enrico Berlinguer

  • 7 giu 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 giu 2024




Ieri sera a Padova Elly Schlein con parole bellissime e commoventi , ha ricordato la figura e il pensiero di Enrico Berlinguer quarant’anni dopo quel suo ultimo tragico comizio tenuto proprio in vista delle imminenti elezioni europee di allora.

Un comizio concluso con uno sforzo enorme e con parole entrate nella storia.

Successe a Padova, in una Piazza della Frutta, la stessa di ieri sera, strapiena di persone venute ad ascoltarlo.


Successe quarant’anni fa, e sembra passato un secolo, tanto il mondo, l’Italia, il nostro sistema politico, sono cambiati rispetto ad allora.


Eppure le iniziative per ricordare il pensiero e il ruolo svolto da Berlinguer non smettono di susseguirsi una dietro l’altra, ad ulteriore dimostrazione della sua popolarità e del rispetto che per lui avevano – e continuano ad avere – gli italiani, comunque la pensassero, qualsiasi fossero le loro convinzioni politiche e anche, a ben vedere, al di là dell’interesse con cui seguivano la politica.


Credo che il primo e fondamentale motivo di questo risieda nel fatto che Berlinguer era percepito come un esempio di un modo “alto” di fare politica. Un modo disinteressato, sincero onesto, responsabile.


Quello che gli aveva fatto sottolineare, a Venezia, nel corso della Festa nazionale delle donne del 1981, parlando della “questione morale”, quanto fosse necessario ristabilire “una correttezza, una trasparenza e una chiarezza nella condotta dei partiti, del governo e degli organi dello Stato, che consenta a tutto il popolo italiano di comprendere quello che si dice, quello che si fa e perché lo si fa”.


Ecco, davvero è passato tanto tempo, ma far comprendere “quello che si dice, quello che si fa e perché lo si fa”, continua a rappresentare un principio che ogni donna e ogni uomo che sceglie la politica come impegno e che si mette al servizio delle istituzioni dovrebbe portare con sé e seguire sempre, in ogni momento.


Uno dei motivi dell’attualità della figura di Enrico Berlinguer è proprio qui.


E poi, certo, c’è la capacità che aveva di cogliere il senso dei grandi processi e dei mutamenti della struttura del mondo così come della situazione del Paese, la volontà di avere su di essi uno sguardo “lungo” e artefice di cambiamento, senza accontentarsi di restar fermi nelle condizioni ereditate dal passato.


Di qui il suo ragionare attorno all’austerità e all’idea di un “governo mondiale” per poter per affrontare le grandi questioni riguardanti l’ambiente, lo sviluppo, la povertà e la fame, il disarmo.


Di qui il coraggio di portare il Pci lontano dall’Urss e fuori dal tradizionale “campo” del comunismo internazionale, andando a Mosca ad affermare il “valore universale” della democrazia e dichiarando di sentirsi più sicuro “stando di qua”, sotto l’ombrello della Nato, in Europa, in Occidente, piuttosto che sotto quello del Patto di Varsavia.

Di qui, ancora, la ricerca insieme ad Aldo Moro dell’incontro fra le grandi componenti popolari della società italiana, la strategia del “compromesso storico”per rompere l’immobilità di una situazione che voleva il Pci sempre e comunque all’opposizione, e sbloccare la democrazia italiana.


Certo, non sempre Berlinguer riuscì a sottrarsi al peso dei vincoli di allora, è vero. Ma molte delle sue scelte permisero al Pci di compiere quei passi che poi, di lì a non molto, sarebbero serviti a farne molti altri, insieme alle forze della sinistra e del riformismo italiano.


È per tutto questo, e per molto altro ancora, che anche a quarant’anni di distanza non è vano, ed è anzi prezioso, ricordare con riconoscenza ed affetto un uomo come Enrico Berlinguer.

 
 
 

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