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Grandi interrogativi e indispensabili risposte

  • 8 feb 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

È presto per dire se le dichiarazioni scioccanti di Donald Trump sul fatto che i palestinesi dovrebbero lasciare Gaza, da porre sotto il controllo degli Stati Uniti così da farne diventare la “riviera” del Medio Oriente, rimarranno una provocazione indegna – cui purtroppo ci ha abituati – o se assumeranno contorni più concretamente pericolosi.


Nel frattempo, ad essere invece concrete sono le misure protezionistiche annunciate dalla Casa Bianca contro Canada e Messico, poi congelate per un mese, e contro la Cina, già entrate in vigore. Con l’Europa indicata, minacciosamente, come prossimo bersaglio.


Diversi analisti osservano che queste scelte apriranno una nuova fase di instabilità e di incertezza economica globali. Di certo, i dazi e una guerra commerciale transatlantica sarebbero un colpo molto pesante per le aziende europee. E per quelle italiane e venete.


Gli interrogativi che si aprono di fronte a questo scenario sono molti e sono cruciali.


Il primo, il più grande, riguarda l’Unione europea: si sveglierà dal suo torpore e accelererà un’integrazione finalmente compiuta a livello economico, sociale, politico e anche sul piano della difesa? Riuscirà a dimostrare coesione e condivisione di intenti, senza cadere nella tentazione dei rapporti bilaterali, più o meno stretti e occasionali, con cui probabilmente Trump cercherà di indebolirla?


E qui arriva subito la seconda domanda, che chiama in causa l’Italia: che ruolo vorrà ricoprire, in questa decisiva partita, la Presidente del Consiglio? Sceglierà di rappresentare gli interessi dell’Europa, e quindi del nostro Paese, o farà prevalere la faziosità e la sua parte politica? Manterrà la veste “istituzionalizzata” con cui si è sforzata di apparire interlocutrice affidabile con Von der Leyen e Biden oppure getterà la maschera e tornerà ad indossare gli abituali e più comodi abiti sovranisti?


È più che lecito, purtroppo, essere scettici, anzi preoccupati. Da oltre due anni governo e maggioranza dimostrano di avere come solo “collante” il mantenimento e la gestione del potere. Le poche energie a loro disposizione si disperdono nel vano tentativo di tamponare i problemi che si susseguono ogni settimana: i trasporti paralizzati e un Ministro incompetente che non sa dove mettere le mani, una pessima riforma della Giustizia e le toghe in rivolta, l’interminabile caso Santanchè. Fino alla vicenda gravissima e vergognosa del Capo della polizia giudiziaria libica Almasri: un torturatore, un assassino ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, scarcerato, fatto salire su un aereo di Stato e riaccompagnato gentilmente a casa. Con una chiara decisione politica – nonostante i tentativi di arrampicarsi sugli specchi dei Ministri Nordio e Piantedosi – che non può non essere stata presa a Palazzo Chigi.


È inevitabile che in tutto questo affaccendarsi in altre faccende, i problemi veri del Paese e degli italiani finiscano in secondo piano.


La nostra economia è ferma, nel terzo e quarto trimestre del 2024 non è sostanzialmente cresciuta. La produzione industriale crolla, scende da ventidue mesi. Le esportazioni, da anni la componente trainante del Pil, calano da tre trimestri e ora rischiano appunto di essere colpite dai dazi: meccanica, agroalimentare e farmaceutica i settori più esposti. Mentre i salari e le pensioni perdono potere d’acquisto, il costo della vita aumenta, le liste d’attesa nella sanità pubblica restano interminabili, il caro bollette infierisce su famiglie e le imprese.


Sono tutti nodi che inevitabilmente soffocano anche il Veneto, cuore produttivo del Paese, costretto peraltro a fare i conti con l’incapacità di un governo regionale e di un Presidente uscente più intento a raccogliere firme per un suo ulteriore mandato, che non ci sarà, che ad elaborare politiche in grado di rilanciare il tessuto produttivo.


La nostra regione, come tutta l’Italia, merita di meglio, merita molto di più. A noi, al Partito democratico, spetta il compito di essere il baricentro attorno al quale costruire un’alternativa vera e credibile di cambiamento, nel segno del benessere sociale e di uno sviluppo equo e sostenibile.

 
 
 

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