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L'intervista su Venezia

  • 18 lug 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Onorevole Andrea Martella, dopo la bufera giudiziaria a Venezia il PD ha parlato di situazione inquietante.


La preoccupazione è molto forte. I reati contestati che, a vario titolo, vedono coinvolti i vertici e i livelli dirigenziali dell’amministrazione comunale, oltre che una serie di imprenditori, sono gravi. Lo sono in termini assoluti. Lo sono per Venezia, città speciale, preziosa, che richiede una cura certosina e che ha bisogno di una solida conduzione. Stiamo parlando di una realtà vasta, con Mestre e Marghera, dalla vocazione metropolitana purtroppo smarrita e dalle mille potenzialità: insomma, è impossibile non provare inquietudine di fronte allo stridore tra il quadro da basso impero disegnato dall’inchiesta e la necessità della città di avere un governo all’altezza.


Voi avete chiesto un passo indietro a Brugnaro che invece diserta il Consiglio ma fa saper di voler andare avanti. Il vostro giudizio?


Noi siamo garantisti, naturalmente, e la giustizia farà il suo corso. Finalmente sono giunte le dimissioni dell’assessore Boraso. Ma l’atteggiamento ‘a testa bassa’ del sindaco, come se nulla fosse accaduto, è molto pericoloso perché porta alla paralisi. I filoni d’inchiesta sono tali e molteplici da rendere questa amministrazione nel suo insieme non più credibile e pienamente operativa. Per questo, gli chiediamo un passo indietro dimettendosi.


Anche Massimo Cacciari dice che un ciclo è finito. Concorda?


Sì, concordo. Penso che questo ciclo si sia esaurito ben prima di questa inchiesta. Ed è finito perché ha lasciato sul terreno tanti problemi irrisolti, dalla gestione del turismo alla residenzialità e all’emergenza sicurezza. Senza dimenticare la perdita di centralità che in questi anni Venezia ha subito con il mancato rifinanziamento della Legge Speciale. Brugnaro si era presentato con il piglio del ‘risolvo tutto io’, pensando che bastasse fare il sindaco-padrone, saltando a piè pari i processi di partecipazione e confronto democratico. Una visione che si è rivelata fallimentare.


Che ruolo intende avere il PD nel costruire la alternativa a Venezia?


Credo che dopo dieci anni di questa gestione ci sia bisogno di una rottura netta, che riporti nel cuore dell’amministrazione ed in città tutto ciò che è rimasto soffocato. Serve un nuovo ossigeno democratico: è necessario un vero e proprio comitato di rigenerazione. Per dar vita ad un progetto alternativo con protagoniste le forze politiche, sociali e quelle civiche, ma anche le migliori energie del mondo produttivo e della cultura. Sono certo che potremo aprire una nuova stagione per la città. Dobbiamo lavorare tutti assieme: non ha senso parlare di ruoli, bensì di progetto comune.


Cosa prova quando dalla controparte sente chi vi ricorda la vicenda Orsoni?


Posso capire il tentativo di confondere le acque per rifugiarsi in corner. Ma le differenze sono evidenti: per Orsoni la vicenda giudiziaria era legata alla sua campagna elettorale e non alla sua gestione come sindaco. Qui, ribadisco, parliamo di un intero sistema amministrativo che viene messo sotto accusa dall'inchiesta, e sul quale, cosa che denunciamo da tempo, grava il conflitto d’interessi del sindaco Brugnaro.

 
 
 

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