RIPARTIRE. Con un PD forte per il Veneto.
- 20 feb 2022
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ASSEMBLEA REGIONALE PD VENETO – 15 GENNAIO 2022
In apertura della nostra assemblea ritengo doveroso ricordare la figura di David Sassoli. Una figura che molti di noi hanno avuto la fortuna di conoscere da vicino: la sua scomparsa ci priva di un uomo delle istituzioni dotato di grande spirito democratico, umanità, capacità di dialogo, serietà ed equilibrio. Ha avuto il merito di contribuire in questi anni alla costruzione di un modello di Europa più solidale e vicina ai cittadini, orizzonte fondamentale per affrontare le gravi emergenze che ci troviamo a vivere.
Un vero democratico, un vero europeo che avrebbe potuto dare ancora molto.
Per questo il dolore e il rammarico per la sua perdita sono ancora più forti.
Vi invito ad osservare tutti assieme un minuto di silenzio in sua memoria.
Grazie. Ringrazio tutte e tutti.
Ringrazio quanti hanno creduto in questo percorso e nella mia candidatura ed ora hanno voglia di accettare questa sfida molto difficile ma avvincente. Voglio ringraziare in modo particolare le iscritte e gli iscritti dei nostri circoli che in questo momento difficile hanno reso possibile il nostro congresso e hanno mantenuto vivo il confronto interno, rendendolo sempre costruttivo. Mai come in questo momento ciò che serve è l’unità. Non solo dei gruppi dirigenti ma del partito nel suo complesso, nella consapevolezza che il progetto comune che ci attende è più grande delle singole ambizioni individuali. Oggi c’è davvero bisogno di tutti.
Abbiamo davanti a noi una serie di compiti ed obiettivi irrinunciabili:
allargare il nostro perimetro d’azione; entrare in un rapporto profondo con la società veneta e i suoi cittadini; garantire una vera partecipazione a iscritti, amministratori, elettori, simpatizzanti e a tutte le forze sociali che hanno a cuore il futuro della nostra regione.
Dobbiamo avere fiducia in noi stessi. Questi ultimi mesi sono stati per me, e per tutta la nostra comunità, molto intensi, ricchi di incontri, dibattiti e congressi a molti dei quali ho partecipato direttamente. Qui ho ritrovato tante energie e competenze di cui possiamo disporre, una voglia diffusa di riscatto, un impegno autentico indispensabile per ripartire.
A questo grande patrimonio umano e politico che possediamo sul territorio dobbiamo garantire una partecipazione alla vita e alle decisioni del partito, che sia reale e misurabile. A cominciare dal contributo di giovani e donne per un nuovo patto generazionale e tra i generi che veda pienamente coinvolti Giovani Democratici e le Donne Democratiche. Sulla nostra organizzazione e le sue articolazioni dobbiamo investire con una vera e propria Scuola che li supporti nella formazione e nella acquisizione di un’alta cultura politica e democratica.
Durante la campagna congressuale ho avuto modo di dire, e oggi lo ribadisco, che una delle iniziative pubbliche a cui intendo dar vita prestissimo è la prima assemblea veneta dei segretari di circolo. Servirà per mettere assieme esperienze e competenze, far rete, socializzare e far emergere potenzialità collettive. Dai circoli vogliamo ripartire.
E’ chiaro a tutti che senza un’adeguata organizzazione di partito non si va da nessuna parte. Il nostro agire politico per questo dovrà abbandonare ogni forma di snobismo e caratterizzarsi invece per la capacità di essere vicini alla gente comune, per la prontezza nel dare risposte concrete alle domande dei ceti più deboli e per l’autorevolezza con cui vogliamo interloquire con i gruppi sociali più dinamici. Naturalmente, il progetto di ricostruzione del PD in Veneto, non è solo una questione organizzativa. Ma di merito, contenuti, visioni. Dobbiamo lavorare guardando al futuro, avendo la consapevolezza che le visioni di oggi sono i fatti di domani.
Siamo quasi entrati ormai nel terzo anno di questa pandemia che ha sconvolto la nostra vita, mentre una quarta ondata di contagi sta investendo nuovamente il nostro Paese. È inutile nasconderselo: c’è un grande allarme tra i cittadini per l’evoluzione e la ripresa della diffusione del virus, anche se l’impatto appare meno violento per chi è vaccinato. Tutti noi, direttamente o indirettamente, abbiamo in questi giorni qualcuno in condizioni di positività, sorveglianza o quarantena. La pressione sulle strutture sanitarie sta aumentando in un contesto reso ancora più difficile dalle diverse varianti in circolazione. Anche le modalità con cui stiamo tenendo questa assemblea sono conseguenza dell’emergenza che stiamo vivendo.
In questa battaglia non siamo però al punto zero: abbiamo infatti l’arma del vaccino. I vaccini si sono dimostrati molto efficaci nel ridurre la mortalità, sconfessando le posizioni dei movimenti no vax. Dobbiamo essere orgogliosi di appartenere ad una comunità, quella del Partito Democratico, che mai, nemmeno per un istante, ha ceduto alla tentazione di dare corda a chi si oppone ai vaccini e a tutte le misure di contenimento del virus per ottenere un tornaconto politico di parte. Dobbiamo essere orgogliosi di essere tra coloro che fin dal primo istante si sono schierati sempre con la scienza, per l’Europa e per la coesione sociale.
Oggi, ancora di più, riteniamo debba essere messo in atto ogni sforzo possibile per contenere la diffusione del virus, sollevare il Paese e garantire la ripresa di una vita sociale normale, con una piena regolarità nell’erogazione dei servizi e delle attività scolastiche e lavorative.
In questi mesi abbiamo capito quanto sia importante poter contare sulla sanità pubblica e universale. Ed è divenuto evidente come il significato della parola sicurezza non sia legata esclusivamente all’ordine pubblico, bensì abbia una valenza sociale che ci richiama alla necessità di costruire una società più equa. Con serietà e responsabilità.
Un approccio che sarà indispensabile nei prossimi giorni, quando vivremo il delicato passaggio dell’elezione del Presidente della Repubblica. Consentitemi di rivolgere a nome di tutti noi un sentito ringraziamento al Presidente Sergio Mattarella che in questo difficile settennato ha agito sempre con equilibrio e saggezza, nel rispetto del dettato Costituzionale. Ora è necessario individuare una figura di alto profilo istituzionale e non di parte. Una figura imparziale, che sappia unire il Paese, garante della Costituzione, frutto di una scelta condivisa dall'arco di forze parlamentari più ampio possibile.
E naturalmente non possiamo permetterci di mettere a repentaglio alcuni punti di forza che fin qui abbiamo acquisito. Innanzitutto la realizzazione del Piano di rilancio economico del nostro Paese che può favorire una ripresa fino a questo momento al di là delle aspettative.
Anche in Veneto bisogna e si può fare molto di più, come sta facendo il governo Draghi a livello nazionale. È per questo motivo che il PD in Veneto non può permettersi di essere marginale. Le sfide che abbiamo di fronte esigono che una forza politica come la nostra torni ad essere protagonista in questo territorio attraverso un lavoro incessante di proposta e di presenza nella società veneta. Un lavoro che deve tradursi all’esterno in un messaggio di coraggio, determinazione, passione.
Abbiamo il compito di raccogliere fiducia. Per ridurre le disuguaglianze che anche il Covid ha acuito; per non lasciare alla destra la paura e la rabbia delle persone; per moltiplicare invece la speranza e le opportunità. Un nuovo protagonismo dei giovani e delle donne; la sostenibilità ambientale; la garanzia di un lavoro di qualità; un nuovo piano di sviluppo del veneto orientato alla transizione digitale; il rafforzamento delle imprese: sono questi alcuni dei pilastri cruciali della nostra azione.
Vogliamo recuperare la passione per la politica come strumento per correggere le storture del nostro tempo. Vogliamo ascoltare le istanze del territorio in stretto collegamento con i nostri amministratori impegnati in prima linea.
Il lavoro è la nostra priorità. Il lavoro: parola iniziale della nostra Carta Costituzionale e centrale nel nostro vocabolario e nel nostro agire politico. Un lavoro, meno precario, meno governato dagli algoritmi. Un lavoro in cui i giovani trovino la risposta per non lasciare il Veneto. Un lavoro migliore per le donne, contrastando la precarietà e il gap salariale, rendendo possibile la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, questo rafforzando la rete dei servizi.
Un lavoro di qualità e soprattutto sicuro e meglio retribuito, dove non si rischi di morire svolgendo la propria mansione. Voglio ricordare le parole di Papa Francesco, con il suo potente richiamo di questi giorni. Quello che ti dà la dignità non è portare il pane a casa ma guadagnare il pane. E se non dai questa possibilità questa è un'ingiustizia sociale.
Ho detto lavoro sicuro. Perché sono troppe le vittime sul lavoro e questo è inaccettabile. Anche qui in Veneto c’è molto da fare sulla sicurezza, la prevenzione, la formazione, i controlli nei luoghi di lavoro. Il PD in veneto deve tornare ad essere presente nei luoghi di lavoro, nelle aziende e nelle fabbriche. Il Pd in Veneto è chiamato a tornare a rappresentare i lavoratori e le istanze del mondo del lavoro.
Si tratterà di affrontare le molte crisi aziendali, come abbiamo fatto in questi giorni per la Speedline con la mobilitazione dei nostri parlamentari, consiglieri regionali e con il governo con l’approvazione della misura che impedisce le delocalizzazioni selvagge. Dobbiamo lavorare per il mantenimento dei siti produttivi e la salvaguardia dell’occupazione. Ma, assieme a questo, dobbiamo mettere in testa alle nostre priorità la questione salariale, le politiche per gli ammortizzatori sociali e le politiche attive per il lavoro.
Anche per questo nei prossimi giorni attiveremo una serie di incontri con le organizzazioni sindacali della nostra regione per costruire un percorso di confronto.
Anche in Veneto sono aumentate le disuguaglianze, ci sono lavoratori che hanno perso il posto, tra cui tantissime donne, ed è aumentata la povertà. Il PD si occuperà di chi ha visto peggiorare la propria condizione in questi anni e ha meno opportunità. Ma soprattutto la grande sfida che abbiamo davanti è quella della formazione che investe in maniera traversale più ambiti, dall’istruzione alla formazione professionale. Troppi giovani scelgono percorsi che poi non li aiutano ad inserirsi nel mondo del lavoro. Orientamento è la parola chiave. Dobbiamo fare in modo che domanda e offerta di lavoro si incrocino e lo facciano in maniera efficace per evitare di perdere occasioni di sviluppo e di crescita occupazionale. Le riforme adottate dal governo nazionale vanno in questa direzione con la riforma di Anpal, il programma Gol, il piano nuove competenze. E parto da qui dicendo che il PD è il partito che tornerà a occuparsi di scuola. Abbiamo pagato un dazio negli anni scorsi nei confronti del mondo della scuola che tradizionalmente c’è stato sempre vicino. Abbiamo scontato una traversata nel deserto. I problemi sono tanti e sono stati anche acuiti dal covid, ma non c’è sviluppo senza una scuola forte e noi anche in Veneto dobbiamo porci come interlocutori di insegnanti e studenti per migliorare il mondo della scuola.
Ma il PD, da partito del lavoro, è anche il partito che vuole interfacciarsi e confrontarsi con il mondo delle imprese, con chi il lavoro lo crea, con il lavoro autonomo, con le professioni, con il commercio, con il settore dei servizi, questo perché dobbiamo rafforzare la nostra impresa manifatturiera, rendendola più competitiva nei mercati internazionali; fare sistema, recuperando una strategia che oggi questo territorio sembra non avere, al di là degli atteggiamenti paternalistici.
Saremo il partito che anche qui intende supportare e accompagnare la transizione del nostro sistema produttivo per renderlo più forte e fargli ritrovare il suo ruolo trainante per l’intero Paese.
In questo senso, a partire dalle prossime settimane avremo una serie di incontri con le organizzazioni di rappresentanza del mondo dell’economia e della produzione. Si tratta infatti di attuare pienamente il Pnrr con progetti adeguati. Questa è un’occasione gigantesca e irripetibile. Sarà vera crescita solo se ci sarà un nuovo modello di sviluppo orientato sulla transizione digitale ed ambientale. Anche in Veneto si può fare di più. Bene l’impegno del Governo nel finanziare con altri 900 milioni di euro i progetti dei Comuni del Veneto per la rigenerazione urbana, presentati e dichiarati ammissibili. In ogni caso è sempre meglio, piuttosto che un mero spirito rivendicativo a posteriori, avere ed esprimere una azione propositiva a priori con interventi puntuali che amplino le possibilità di finanziamento per i progetti virtuosi. E bisogna insistere anche sugli strumenti già approvati nel passato, come la Zls, che col precedente governo abbiamo istituito per attrarre nuove risorse nel veneziano e nel polesine. Vanno recuperati i ritardi fin qui accumulati, dai quali la Regione Veneto non è esente da responsabilità. Sarà anche questo il nostro impegno.
Tra i nostri obiettivi ci sarà poi quello di riallacciare il filo con il mondo del volontariato, dell’associazionismo e con tutto il Terzo Settore, che nella nostra regione rappresenta una risorsa preziosissima e con la quale vogliamo interloquire perchè ha con noi in comune i valori della solidarietà, del rispetto delle persone e l’attenzione ai più deboli. Su questo ci poniamo come seri e strutturati interlocutori per assicurare che questo dialogo si rafforzi e prosegua sul binario di quel principio di sussidiarietà imprescindibile per la nostra società.
E poi la sostenibilità, l’ambiente, il rispetto del territorio. Ritengo quest’ambito come il nostro orizzonte etico per realizzare insieme l’uguaglianza tra persone e generazioni. C’è infatti la necessità di dare soluzioni all’esigenza di una mobilità e di sistemi produttivi compatibili con un livello di qualità della vita urbana e della salute. Anche in Veneto si può fare molto di più. Non ci inventiamo noi che la Regione Veneto non ha una strategia per contrastare il cambiamento climatico. Non è un caso che la regione Veneto abbia i maggiori tassi di inquinamento, di consumo del suolo e di dissesto idrogeologico. Su questo punto non faremo sconti: è un tema decisivo per le prossime generazioni. Ben vengano le Olimpiadi del 2026. Anche Cortina 2026 è una sfida ambientale e alla sostenibilità. È un evento sportivo ma anche di sviluppo e di crescita e deve avere una impronta nuova. Che si il là anche per un progetto più ampio e complessivo che riguardi lo sviluppo della montagna. Proporrò di costituire un forum sulle questioni ambientali e della sostenibilità che possa essere luogo nel quale elaborare le nostre politiche.
Ma siamo anche consapevoli che un perno fondamentale della crescita è il welfare. Abbiamo visto quanto sia importante avere un sistema sanitario pubblico e quanto sia indispensabile preservarlo da tentativi, anche surrettizi, di privatizzazione. Chiedo a questo proposito al gruppo di lavoro strategico, esempio di buona politica, di continuare il proprio lavoro. I mesi della pandemia, come sappiamo, sono stati durissimi e ancora lo sono nella nostra Regione, con numeri davvero impressionanti. Dobbiamo dire con chiarezza che il Veneto deve riprogettare il proprio sistema sociosanitario, per adeguarlo alle sfide immediate, prima di tutto quella contro il virus; per intercettare in maniera efficace le risorse del Pnrr; per potenziare l’assistenza domiciliare; per rafforzare la medicina territoriale e realizzare la piena digitalizzazione del sistema.
Questo della sanità sarà un altro nostro grande ambito di lavoro, perché incrocia davvero la vita quotidiana delle persone e i loro bisogni. Su questi temi è insomma necessario costruire una vera e propria alleanza con i cittadini che hanno diritto ad una sanità regionale pubblica realmente efficiente e non ammantata di quella eccellenza che non di rado si è sbiadita negli anni. Così come occorrono nuovi e maggiori servizi di assistenza sociale, domiciliare, di attenzione alle malattie neurovegetative e alle famiglie che li assistono, al tema della disabilità e della integrazione dei portatori di handicap. Il welfare e i servizi sono fondamentali per la crescita anche occupazionale. Dobbiamo evitare che soprattutto le donne vengano schiacciate tra i bisogni dei genitori che invecchiano e dei figli che crescono. E solo una risposta pubblica integrata può essere la soluzione.
Analogamente, il Veneto in questi anni ha perso posizioni circa il capitale finanziario e il credito, il capitale umano, le aziende multiservizi. Perfino nell’ambito della filiera agroalimentare.
Dovremo lavorare su tutti questi temi dimostrando che siamo dalla parte del Veneto, dalla parte dei veneti.
Adesso è il momento di aprire una nuova pagina, adeguata ai tempi e contraddistinta da una visione superiore rispetto alla debolezza della strategia della nostra regione.
Anche per questo dovremo proseguire il nostro lavoro sulle Agorà volute dal segretario Enrico Letta che rappresentano un luogo aperto, plurale ed inclusivo in grado di raccogliere le esigenze di partecipazione. Nel corso delle prossime settimane dobbiamo costruire un vero e proprio calendario di lavoro con incontri tematici in tutte le realtà del Veneto.
E poi lo dico con forza: c’è la necessità di superare ogni logica da secessione leggera e di autonomia rivendicativa. Dobbiamo invece concentrarci su obiettivi concretizzino una “autonomia possibile”. Lavoreremo ad una nostra proposta con la quale interloquiremo con la società veneta per un’autonomia cooperativa, realmente utile ai cittadini. Anche su questo punto ritengo sia opportuna l’organizzazione di confronti pubblici sul territorio.
Si tratta di iniziative che hanno come orizzonte principale il progetto Veneto 2025. Un progetto da intendersi come cantiere aperto. Vogliamo mettere in campo un percorso di ascolto e di analisi profonda, accogliendo le più ampie energie e risorse.
Chiederò ad esperti, donne e uomini, esponenti del mondo lavoro, dell’università, dell’economia e del sociale, intellettuali, di darci una mano. Immagino un comitato delle idee, un vero laboratorio di pensiero politico, che ci affianchi in questo lavoro, tanto ambizioso quanto necessario, per definire il nostro manifesto per il Veneto del 2025.
E’ un lavoro necessario ed avvincente perché abbiamo l’ambizione di un PD non solo in grado di definire un programma ma come soggetto capace di federare, con l’autorevolezza delle proposte, i democratici, i riformisti, i tanti movimenti civici, quelle forze moderate e liberali che si possono ritrovare in una proposta aperta e costruttiva. Il nostro obiettivo sono le prossime elezioni regionali: vogliamo essere pronti, nel 2025, o anche prima se necessario.
C’è in corso un lavoro positivo, di opposizione e di proposta da parte dei nostri consiglieri regionali che ringrazio per il forte impegno. Serve irrobustire il collegamento tra il gruppo del PD e il partito, renderlo strutturale, affinché le battaglie dentro e fuori il Consiglio regionale siano un patrimonio condiviso.
E poi, nel 2022, si terranno le prossime importanti elezioni amministrative a Padova, Verona e Belluno. Saremo tutti impegnati al massimo perché siamo convinti che anche dalle città dobbiamo rinascere.
Ma vogliamo anche ricostruire la nostra comunità e le nostre relazioni perchè siano fondate sul rispetto reciproco e sul reciproco riconoscimento.Per questo ho chiesto a Laura Puppato di concorrere con alcune sue scelte alla formazione della direzione regionale. Perché il PD che ho in mente dovrà essere una forza moderna, aperta, solidale, in cui il pluralismo sia un collante, non un elemento di divisione o che inibisca la capacità di decidere.
Come ho detto durante la campagna congressuale, presenteremo un piano per rigenerare il nostro partito e le sue articolazioni territoriali. Il PD del Veneto dovrà essere radicato in tutto il territorio regionale, anche nelle più piccole comunità. Dobbiamo dare vita ad un vero e proprio piano di reinsediamento dei circoli. Ho chiesto a Monica Lotto, che ho già indicato come vice segretaria regionale, di lavorare anche a questo progetto che riguarda i circoli, le sedi, le risorse, per essere come PD un punto di riferimento fisico e sociale per ogni comunità. Per costruire una politica più viva non solo nelle parole ma anche con i fatti.
La svolta digitale che stiamo vivendo andrà migliorata e sviluppata anche tramite i nuovi strumenti. Dovremo dedicarci a costruire momenti di formazione, anche attraverso una vera e propria scuola, rivolta ai più giovani, agli amministratori, agli iscritti.
La politica è fatta di persone che vogliono servire una comunità. Non sarà facile ricostruire un rapporto con i cittadini. Certo, servono leadership carismatiche ed autorevoli, riconosciute e competenti. Ma con le capacità di un singolo non si va da nessuna parte: è fondamentale invece il valore di una comunità, unita e coesa attorno ad obiettivi comuni.
L’ho detto prima. Dobbiamo far contare gli iscritti nei processi decisionali, e per farlo ancora meglio dobbiamo rivedere i modelli di partecipazione e le regole del nostro partito. Per questo ho proposto già ad ottobre, attraverso la mozione congressuale, di istituire un Comitato che assieme all’assemblea regionale abbia il compito di aggiornare lo Statuto del PD Veneto e i regolamenti regionali.
Interpreteremo il nostro ruolo in una logica autenticamente federale anche rispetto al partito nazionale. La nostra assemblea sarà una sede importante ed utile per le grandi decisioni che dovranno essere assunte. E oggi vi propongo che a diventarne presidente sia un’altra giovane donna, che si è distinta nel lavoro sul territorio, Chiara Luisetto, che tra poco saremo chiamati a votare.
In conclusione, il nostro obiettivo è quello di tornare a dar voce al PD.
Uscendo così dall’angolo cui siamo stati schiacciati anche dalle sconfitte elettorali e creando attorno al PD Veneto un vasto campo democratico dove donne e uomini del Veneto possano sentirsi rappresentati e possano partecipare alla vita pubblica.
Inizia da oggi un lavoro difficile. Questo nostro congresso è servito e deve servire non solo per eleggere il segretario o il gruppo dirigente ma per iniziare un nuovo lavoro e per essere utili al Veneto. Perché quello che più ci interessa è la vita delle persone, dei veneti e cosa possiamo fare per migliorarne le condizioni.
A molti di voi sarà capitato di vedere il film di Paolo Sorrentino “E’ stata la mano di Dio”. Ebbene in quel film c’è una frase che colpisce.
E questa frase è: “Non ti disunire”. Una frase ripetuta con forza, passione, e grande emotività. Significa non perdere te stesso, rimani radicato in quel luogo, in cui ti riconosci, in cui c’è la tua essenza, in cui i tuoi ricordi ti fanno andare avanti. Ecco il nostro motto per le sfide che ci attendono è questo “non ci disuniamo” .
D’ora in avanti siamo tutti chiamati a svolgere questo lavoro.
Buon lavoro a tutte e tutti.




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