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Una manovra insufficiente e senza visione

  • 19 dic 2022
  • Tempo di lettura: 2 min



C’è un motivo se l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani, ha espresso preoccupazione rispetto alla pressione generata da crescita dei costi energetici e spirale inflattiva sui bilanci comunali e sulla capacità della manovra del governo di alleviarla, questa pressione. E c’è un motivo se la Conferenza delle Regioni ha manifestato analoghe preoccupazioni riguardo la situazione in cui viene lasciata in particolare la sanità pubblica, dopo lo tsunami generato dalla pandemia.


Il fatto è che questa Legge di Bilancio, tra i suoi molti limiti e difetti, messi in evidenza anche da sindacati e da Confindustria ha quello di essere del tutto priva di visione e di organicità dal punto di vista strutturale.


Al profondo disagio sociale che attraversa tutto il Paese, compresa ovviamente la nostra Regione, pensando solo a come si siano quintuplicate le richieste ai Comuni veneti di sussidi e aiuti da parte delle famiglie, si danno risposte di corto respiro, insufficienti e sbagliate. Da un lato con misure di sostegno che serviranno a fronteggiare la situazione solo per i primi tre mesi del 2023 e dall’altro tagliando l’adeguamento all’inflazione di una larga fascia di pensioni non certo 'd’oro', perché ad essere colpiti sono i redditi di ex operai, impiegati, insegnanti.


Non c’è traccia di quelle strategie anti cicliche ed espansive che servirebbero a rilanciare la nostra economia, nessuna chiarezza viene fatta sul futuro del PNRR e non ci sono risorse aggiuntive per gli investimenti pubblici. Tutte cose di cui inevitabilmente faranno le spese anche le imprese venete, lasciate in pratica sole a se stesse, e tutto il nostro settore produttivo.


E poi scuola, trasporti pubblici, sanità. Difficile non capire che senza aumentare gli stanziamenti e con un’inflazione arrivata al 12 per cento, la manovra produrrà dei tagli 'occulti', non formali ma effettivi, su ognuno di questi settori.


Come in tutta Italia, anche noi faremo i conti con l’accorpamento degli istituti e il ridimensionamento della rete scolastica. Come in tutta Italia, anche noi subiremo le conseguenze del fatto che dei due miliardi stanziati per la sanità, i tre quarti serviranno a coprire i costi della crisi energetica, del 'caro bollette' che continuerà a pesare sui bilanci di Asl e ospedali. Le risorse rimanenti ed effettivamente disponibili non saranno certo sufficienti a promuovere un sistema assistenziale capillare e moderno, ad assicurare le migliori cure a tutti, a far sì che nuove Case e Ospedali di comunità nel territorio non restino scatole vuote e soprattutto, anche nella nostra Regione, a ridurre le liste di attesa e ad assumere i sanitari che servono.


Nessuno di questi nodi sarà sciolto grazie alla Legge di Bilancio 2023. Al contrario, i divari già esistenti tra i cittadini e i territori tenderanno a crescere, ad accentuarsi.


È il motivo per cui il Partito democratico sta conducendo in Parlamento e nel Paese la sua ferma opposizione a questa manovra e per cui in Veneto continueremo a lavorare giorno per giorno, concretamente, sul territorio, seguendo le linee di sviluppo che sono state al centro anche del riuscitissimo seminario che abbiamo tenuto sabato e domenica scorsi ad Abano Terme.


Lavoriamo e lavoreremo per il cambiamento, per contrastare vecchie e nuove disuguaglianze, per una crescita sostenibile e accompagnata, sempre, da equità e coesione sociale.

 
 
 

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