top of page

Una Manovra solo di tagli

  • 15 dic 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

La prossima sarà la settimana che di fatto chiuderà, in un Parlamento sempre più mortificato e ormai sostanzialmente monocamerale, l’iter della Legge di Bilancio. È la terza Manovra del Governo Meloni, e come le due che l’hanno preceduta, non contiene traccia né di strategie espansive per rilanciare la nostra economia, né di misure in grado di ridurre le disuguaglianze e di contrastare un disagio sociale sempre più diffuso.


Mentre tutte le principali rilevazioni statistiche, dall’Istat all’Ocse, sottolineano che il Pil italiano crescerà appena dello 0,5% alla fine del 2024 (rispetto all’1% previsto dal Governo), dello 0,9% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026, in modo costantemente inferiore rispetto alla media europea. Mentre la povertà affligge un numero crescente di famiglie e si espande al Nord, che in numero assoluto supera il Sud. Mentre i salari sono rimasti pressoché costanti nell’ultimo quarto di secolo e il loro potere d’acquisto è addirittura diminuito in questi ultimi anni per effetto dell’inflazione. Mentre moltissimi occupati non riescono, pur lavorando, ad uscire da una condizione di povertà. Mentre ci viene detto che siamo ultimi tra i Paesi industrializzati per competenze del nostro sistema formativo.


A tutto questo non dà alcuna risposta una Manovra priva di visione, miope e ragionieristica, fatta solo di austerità e tagli.


Tagli alla Sanità, perché più forte della propaganda del Governo è la realtà. Le risorse al Fondo sanitario nazionale in rapporto al Pil scenderanno a un livello mai toccato da quindici anni: 6,05%, tra i più bassi d’Europa. E l’aumento del finanziamento di soli 1,3 miliardi di euro non basterà nemmeno a pareggiare gli aumenti inflazionistici. Tanto che è scomparsa ogni traccia del piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri e non ci sono fondi per affrontare il problema del personale in fuga dagli ospedali o per ridurre le liste d’attesa infinite. Tutti problemi che qui in Veneto conosciamo benissimo.


Tagli per la scuola: di 5.660 posti da docente e di 2.174 unità di personale amministrativo e tecnico.


Tagli per Comuni, Province e Regioni: circa 7 miliardi e 780 milioni di euro nel prossimo quinquennio, con i cittadini a pagarne le conseguenze, perché le amministrazioni territoriali saranno costrette a ridurre ancora i sussidi alle famiglie, i trasporti, i servizi scolastici e socio-assistenziali.


Tagli, assurdi, al Fondo Automotive istituito dal Governo Draghi per sostenere la riconversione ecologica dell’industria automobilistica italiana, mentre nemmeno vengono rifinanziati strumenti essenziali come il Fondo di garanzia per le PMI, i contratti di sviluppo e gli accordi per l’innovazione.


Rispetto alle pensioni il Governo non solo ha messo in soffitta le promesse elettorali – dicevano che avrebbero abolito la Fornero e invece hanno ridotto le possibilità di uscita dal lavoro e ridimensionato Opzione donna – ma prende in giro i pensionati con un ritocco delle pensioni minime di 3 euro al mese, 10 centesimi al giorno.


Riguardo i servizi pubblici locali e in particolare i trasporti, c’è un risibile incremento di 120 milioni di euro, che non basta a coprire nemmeno l’aumento dei costi del TPL, e men che meno a garantire il rinnovo dei contratti dei lavoratori.


La sbandierata “tassa sugli extraprofitti” per le banche, poi, è solo un’anticipazione ad oggi di tasse che dovranno essere pagate domani.


Per il resto, alle voci relative a casa, salvaguardia ambientale, costi dell’energia, crescita della produttività e dei salari, corrisponde un avvilente e preoccupante “zero”.


Ce n’è davvero più che abbastanza, insomma, per esprimere un giudizio estremamente negativo su una Manovra lontana anni luce da ciò che serve fare per il bene delle famiglie e delle imprese italiane e venete.

 
 
 

Commenti


Scrivimi:

info@andreamartella.eu

Seguimi:

  • White Facebook Icon
  • White Twitter Icon
  • White Instagram Icon

Incontriamoci:

Padova

Via Beato Pellegrino, 16

bottom of page